box è possibile non pagare la racolta rifiuti, ecco come fare

 

SI PUO' EVITARE DI PAGARE LA TARI SUL BOX AUTO?

Avv. Armando Francia in Torino, 26.09.2016

 

Con l'ordinanza n. 17623 del 5 settembre 2016 la Suprema Corte di Cassazione si è espressa su una questione da sempre dibattuta, in tema di esclusione da imposizione della tassa rifiuti.

La TARI (la tassa rifiuti comunale istituita con la legge di stabilità 2014, ex TARSU) è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.

È pertanto tenuto al pagamento colui il quale dispone dei locali o dell’area, a prescindere dal titolo che legittima l’occupazione (proprietario, inquilino, chi ne fa uso, ecc.) e, soltanto nel caso di occupazione precaria (ad esempio in presenza di locazioni di breve durata, come nel caso dell’immobile affittato per le vacanze) la tassa è dovuta dal proprietario.

Il presupposto della norma è quello per cui non sono tassabili gli spazi che non producono rifiuti, in base al criterio della “non utilizzabilità” dei locali e delle aree. Sono pertanto esenti dal pagamento alcuni tipi di beni immobili, e fra questi: a) le parti condominiali, non utilizzate in via esclusiva (ad esempio l’androne e le scale di accesso); b) i locali dove è oggettiva l’impossibilità di produrre rifiuti in maniera autonoma (solai e cantine); c) i locali dove, in specifiche circostanze temporali, non è possibile produrre rifiuti.

Nel caso in questione i Giudici si sono occupati di uno specifico bene che, senza dubbio, può interessare un gran numero di persone per la sua diffusione sul territorio: il garage o box auto.

Il proprietario o l'inquilino di un garage, locale che normalmente non produce rifiuti, deve o non deve pagare l'imposta?

La vicenda in esame. Il Comune di Catania aveva proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Commissione Tributaria che aveva accolto l’impugnazione del proprietario di un garage, il quale rifiutava di pagare la tassa rifiuti in relazione al detto immobile. La Suprema Corte, con l’ordinanza sopra citata, ha accolto il ricorso del Comune perché il proprietario non aveva fornito prova sufficiente con riferimento alla prova della destinazione del locale a mplice box auto.

L’ordinanza in commento richiama l’art. 62 del D. Lgs 507/1993, il quale prevede che la tassa è dovuta da coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune i locali o le aree stesse.

Tuttavia, secondo la Corte di Cassazione, “il proprietario di un garage è esente dal pagamento della tassa sui rifiuti solo se comunica e dimostra al Comune che il locale adibito a garage non è idoneo alla produzione di rifiuti. L’esenzione, infatti, non opera in modo automatico”. Infatti “grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare delle esenzioni previste per alcune aree detenute od occupate aventi specifiche caratteristiche strutturali e di destinazione”.

I Giudici hanno dunque statuito che nel caso del box auto l’esenzione dal pagamento della tassa sui rifiuti è subordinata alla dimostrazione che il locale adibito a garage non è idoneo in nessun modo alla produzione di rifiuti.

Poichè dunque non esistono presunzioni, sarà onere del contribuente fornire un’apposita dichiarazione, la quale potrà assumere la forma di denuncia originaria o di variazione. La stessa denuncia, o variazione, avrà effetto anche per gli anni successivi, qualora le condizioni di tassabilità siano rimaste invariate.

La legge  individua tutti i requisiti e gli elementi obiettivi da indicare nella dichiarazione originaria o in quella di variazione e, secondo la Cassazione, da tali condizioni deve risultare un impedimento alla “produzione di rifiuti per la natura stessa delle superfici o per il loro particolare uso o per l’obiettiva condizione di inutilizzabilità immediata o che vi si formino rifiuti speciali al cui smaltimento provveda il produttore a proprie spese” (si tratta dell'art. 70 del D. Lgs. 507/1993, che potete leggere qui).

Per i suddetti motivi la Corte ha accolto il ricorso del Comune in quanto la Commissione Tributaria avrebbe dovuto effettuare un maggior controllo sulla carente dimostrazione presentata dal contribuente al fine di beneficiare dell’esclusione dall’assoggettamento del tributo.

Pertanto, qualora:

1)      ricorrano le condizioni di cui all'art. 62 del D. Lgs. 507/93 e quindi si tratti di luoghi che non possono produrre rifiuti o  per  la  loro  natura  o  per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel  corso  dell'anno e

2)     che tali circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione (denuncia da presentare secondo i parametri dell'art. 70),

allora vi è la concreta possibilità di non dover pagare la TARI su quell'area.

 

 

 

sentenza