Il condominio non è un luogo di lavoro

Il Tribunale di Genova, con Sentenza pubblicata il 12 ottobre 2015, ha assolto L'amministratore dal reato contestatogli di omessa adozione delle misure di prevenzione incendi

La prevenzione incendi è la funzione di preminente interesse pubblico, di esclusiva competenza statuale, diretta a conseguire, secondo criteri applicativi uniformi sul territorio nazionale, gli obiettivi di sicurezza della vita umana, di incolumità delle persone e di tutela dei beni e dell’ambiente.

Nei luoghi di lavoro soggetti al presente Decreto Legislativo devono essere adottate idonee misure per prevenire gli incendi e per tutelare l’incolumità dei lavoratori, pena l’applicazione di sanzioni penali (cfr, articolo 46, comma I e II del Dlgvo 81/2008).

Il caso. In data 29 settembre del 2014 i Vigili del Fuoco di Genova, chiamati ad eseguire un intervento all’interno di uno stabile condominiale, hanno forzato le porte del locale scantinato e qui vi hanno trovato sei autorimesse chiuse con serranda metallica.

Ritenendo la sussistenza della violazione del Testo Unico in materia di sicurezza sul luogo di lavoro (e, in particolare, dell’articolo 46, comma II), hanno prescritto all’amministratore nella qualità rivestita, oltre che l’eliminazione del materiale combustibile rilevato in loco, l’adozione di adeguati e idonei presidi antincendio; hanno anche indicato a questo ultimo la possibilità di pagare in sede amministrativa ¼ del massimo dell’ammenda stabilita per ciascuna contravvenzione elevata, indicando come tale pagamento fosse funzionale ad estinguere il reato contestato.

L’amministratore ha poi ottemperato alle prescrizioni imposte dai Vigili del Fuoco ma ha rifiutato di provvedere al pagamento delle sanzioni, ritenendo non sussistente alcun reato ad egli imputabile.

Sulla scorta di tali presupposti è stato incardinato un procedimento penale a suo carico.

La tesi della Accusa. Secondo la ricostruzione mossa dai Vigili del Fuoco -a cui ha aderito appieno la Procura della Repubblica – l’autorimessa in questione è configurabile come “luogo di lavoro” ai sensi del decreto legislativo 81/2008 anche se il condominio non ha alcun dipendente, né fisso né occasionale, ed anche se l’amministratore non potrebbe essere configurato come “datore di lavoro”.

Ciò che per la Pubblica Accusa assumerebbe rilievo sarebbe, in particolare, la potenzialità d’uso dei locali da parte di soggetti estranei al condominio e/o che, in quanto tali, si possano configurare come lavoratori dei medesimi (si pensi al personale della impresa di pulizia delle parti comuni e/o ai manutentori dell’impianto caldaia). In buona sostanza, secondo il Pubblico Ministero ogni qual volta questi signori abbiano accesso al piano cantinato in questione, trasformerebbero il medesimo locale in “luogo di lavoro”.

La tesi addotta non pare però avere colto nel segno.

Il Giudice penale non ha accolto la richiesta di condanna formulata contro l’amministratore, ed anzi lo ha assolto perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Risulta utile allora riportare uno stralcio del provvedimento per coglierne la portata “innovativa”.

La Sentenza. In primo luogo è stato ritenuto errato (anche logicamente) considerare “luogo di lavoro” un locale condominiale in base ad una congettura ipotetica, ovvero in dipendenza di possibili interventi eventuali ed esterni.

Il concetto di “luogo di lavoro” non è stato definito dal Decreto Legislativo 81/2008. Il Decidente ha però ritenuto che lo stesso possa ricavarsi indirettamente:

  • ora, dalla stessa definizione di lavoratore, quale ogni “persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari[…]” (cfr, articolo2, lettera a);
  • ora, da quella di datore di lavoro, quale: soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa […] (cfr, articolo 2, lettera b)

La conclusione che allora è stata tratta è la seguente: posto che il condominio in disamina non ha lavoratori dipendenti, stabili o occasionali che siano (né li ha mai avuti), siffatta compagine, in persona del suo amministratore p.t., non può essere sussunta nella qualifica di “datore di lavoro”; ergo,i locali afferenti al piano scantinato, ove insistono le autorimesse in questione, non possono, a loro volta, estendersi concettualmente a “luogo di lavoro”.

A fondamento di quanto addotto, è stato richiamato nel provvedimento l’articolo 26 (il quale disciplinai casi di appalti di opere o di somministrazione, distinguendo il committente dal datore di lavoro), nonché l’articolo’88 (che, invece, indica gli obblighi che esistono a carico del committente in caso di cantiere di lavoro) dell’anzidetto testo normativo.

Con il provvedimento in commento si è quindi affermato che il rapporto di lavoro subordinato non può essere individuato, nel quadro condominiale, neppure nel caso in cui un lavoratore svolga una mansione connessa ad una occasione di appalto; pur precisandosi che: “Quanto sopra non elide certo la necessità che in determinati ambienti sia doveroso assumere comportamenti volti alla prevenzione degli incendi e che, in caso di inosservanza degli obblighi e delle prescrizioni conseguenti, il responsabile debba essere chiamato a rispondere in sede amministrativa. Tuttavia dovrebbe essere chiaro che le sanzioni penali sono ben altro rispetto a quelle amministrative e che l’analogia nel diritto penale non può trovare applicazione”.

In conclusione. L’amministratore del condominio ha fatto quindi bene a non pagare le sanzioni pecuniarie del caso per estinguere il reato che gli è stato contestato; in quanto egli non può ritenersi un “datore di lavoro” e, stando ai presupposti fattuali esaminati nella vicenda trattata, l’autorimessa in questione non poteva ritenersi “luogo di lavoro”

di seguito la sentenza

Tribunale di Genova, Sentenza n. 4779 del 12 ottobre 2015

SENTENZA

Svolgimento del processo e motivi della decisione*

Con decreto regolarmente notificato ed emesso a seguito di opposizione a decreto penale di condanna, X. era citato in giudizio per rispondere del reato in epigrafe.

All'udienza fissata per fi dibattimento, svoltasi in assenza dell'imputato, era revocato fi decreto opposto ed «ano ammesse le prove documentali e orali richieste.

All'udienza odierna era escusso fi testo d'accusa X, appartenente al VVFF di Genova; l'imputato si sottoponeva ad esame; il processo era ritenuto sufficientemente istruito ed era dunque revocata l'ordinanza ammissiva degli ulteriori testi a difesa. Le parti procedevano a breve discussione.

1 fatti sottesi al capo di imputazione possono essere così riassunti:

- è amministratore pro tempore dì un caseggiato condominiale sito in Genova, via X;

- nei fendi del predetto caseggiato si trova un ampio locale al quale si accede mediante un cancello in ferro; dentro al locale sono poste sci autorimesse, anch'esse chiuse mediante serranda metallica (cfr planimetria agli atti);

- altro;

il caseggiato non ha dipendenti: né impresa di pulizia, né giardini«], né portinaio, né

al momento dei latti non erano in corso neppure lavori né appalti di alcun tipo;

in date 29.9.2014 i vigili del fuoco, chiamati per un intervento, hanno aperto con la foia serranda di accesso al locale seminterrato; avuto accesso a Me locale, hanno constatato l'assenza estintori e la presenza di materiale infiammabile;

- X, nella sua qualità, ha ottemperato alle prescrizioni imposte ma non ha pagato la sanzione ritenendo non sussistente alcun reato.

i VVFF hanno ritenuto presente una contravvenzione alla normativa vigente In materia sicurezza sul lavoro est art 46,2 DLgs 81/08, prescrivendo a X, nella sua qualità, di porre adeguati ed idonei presidi antincendio portatili ed eliminando il materiale combustibile; hanno anche indicato la possibilità di pagare in sede amministrativa !4 del massimo dell'ammenda stabilita

 

La questione sottesa al processo è dunque molto chiara e circoscritta ad un solo elemento, riguardante la qualificazione del predetto locale autorimessa come "luogo di lavoro", essendo pacifico che al momento del sopralluogo non erano presentì estintori né altri presidi antincendio.

Secondo la ricostruzione offerta dai VVFF, infatti, tale locale è un "luogo di lavoro" ai sensi del DLgs 81/08 anche se il condominio non ha alcun dipendente, né fisso né occasionale, ed anche se l'amministratore di condominio non potrebbe essere certamente qualificato come "datore di lavoro".

I VVFF (e dunque anche la Procura, che ha accolto la tesi degli operanti, emettendo il decreto penale di condanna) assume che l'autorimessa possa essere qualificata come "luogo di lavoro" sol perché è possibile che, in qualche occasione eventuale e non meglio specificata, in essa entrino a lavorare (altre eventuali e non meglio identificate) persone.

Il teste ha infatti ipotizzato che nel locale entrino manutentori delle serrande o dipendenti di ditte di pulizia. Poiché tali soggetti sono lavoratori dipendenti di qualcuno o comunque sono chiamati dal condominio, ecco allora che ¡'autorimessa si trasformerebbe automaticamente in un "luogo di lavoro" ai sensi del predetto DLgs ed in esso sarebbe dunque necessario porre i sistemi antincendio.

Tale lettura della nonna non pare corretta.

In primo luogo è (anche logicamente) errato definire un luogo come "di lavoro" sulla base di mere ipotesi o congetture o ancora in dipendenza dì possibili interventi eventuali ed esterni. Così ragionando qualunque autorimessa privata (anche ad uso di una sola persona) diverrebbe "luogo di lavoro"; tale potrebbe essere individuato anche qualunque altro luogo, privato, pubblico o aperto al pubblico, die in ipotesi necessiti di eventuali manutenzioni con la conseguenza che estintori dovrebbero essere presenti un po' ovunque, con sanzione addirittura penale per gli inadempienti.

In secondo luogo il DLgs non fornisce direttamente una definizione di "luogo di lavoro", di talché pare corretto intendere come tale un luogo nei quale viene svolta un'attività lavorativa da parte di un "lavoratore" e cioè (ex art. 2,1 lett. E):

,
" persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge l'attività lavorativa

nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o sema retribuzione, anche al solo fine di apprendere m mestiere, m'arte o una professione, escimi gli addetti ai servizi domestici e familiari AI lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società', anche di fatto, che prestala sua attività' per conto delie società' e dell'ente stesso; l'associato in partecipazione di etti all'articolo 2549, e seguenti del codice civile; il soletto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all'articolo 18 della legge 24 giugno, n. 196, e di cui a specifiche Esposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; l'allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi E formazione professionale nei quali sì faccia uso dì laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi In cui l'allievo sia effettivamente applicato la strumentazioni o E laboratori in questione; il volontario, conte definito dalla legge 1° agosto 1991, a. 266; i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fimo e della protezione civile;((.„)); il lavoratore E cui al decreto legislativo P dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni.

 

Il condominio non aveva alcun lavoratore alle dipendenze, dunque non si vede in forza a quale artificio dialettico si possa giungere ad affermare che 8 locale autorimessa sia un luogo di lavoro.

In terzo luogo il DLgs fornisce anche una definizione di datore di lavoro:

"il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l'assetto dell'organizzazione nel cui ambito il lavoratore presto la propria attività, ha la responsabilità dell'organizzazione stessa o dell'unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa, Nelle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 mano 2001, n, 165, per Ettore di lavoro si intende il dirigente E quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qual fica dirigenziale, nei soli casi in cui quest'ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale, individuato dall'organo di vertice delle singole amministrazioni tenendo conto dell'ubicazione e dell'ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l'attività, e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa. In caso di omessa individuazione, o di individuazione non conforme ai criteri sopra indicati, il datore di lavoro coincide con l'organo di vertice medesimo".

Anche In questo caso eoa si comprende come sia possibile rinvenire un "datore di lavoro" nel caso in esame, dato che il condominio non aveva alcun dipendente, né stabile né occasionate.

In quarto luogo l 'art. 26 del decreto prevede espressamente il caso di appalti di opera o di somministrazione, distinguendo dunque il committente dal datore di lavoro, mentre l'art. 88 indica gli obblighi che esistono a carico dei committente te caso di cantiere di lavoro.

È allora evidente che il rapporto di lavoro subordinato non può neppure essere individuato nel caso di un lavoratore che svolge una mansione connessa ad un occasionale appalto. Quanto sopra non elide certo la necessità che te determinati ambienti sia doveroso assumere comportamenti volti alla prevenzione degli incendi e che, te caso di inosservanza degli obblighi e delle prescrizioni conseguenti, U responsabile debba essere chiamato a risponderne in sede amministrativa. Tuttavia dovrebbe chiaro che le sanzioni penali : sono ben altro rispetto a quelle amministrative e che l'analogia nel diritto penale non può trovare applicazioni.

Non pare dunque che nel caso te in esame sia individuabile una norma penale in qualche modo attinente alle condotte poste in essere dal condominio e, a maggior ragione, dal prevenuto.

PQM

Visto l'articolo 530 epp assolve X dal reato a lui ascritto perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.